Classificazione dei cocktail
I cocktail si possono raggruppare in base a critire diversi. È opportuno conoscere tali classificazioni, per poter effettuare scelte corrette e rispondere senza esitazioni quando il padrone di casa ci porrá la classica domanda: "Gradisce un drink?".
Cocktail pre dinner
La funzione specifica di questi cocktail è quella di stimolare l'appetito e preparare il palato al pasto. Il drink non dovrá essere abbondante, né eccessivamente alcolico; dovrà inoltre avere un sapore secco, asprigno, leggermente aromatico e stimolante. Sono esclusi tutti i latticini, il caffè, la menta e altri aromi digestivi. Tra gli analcolici si possono servire semplici succhi di frutta o verdura allungti con acqua tonica. Tra i cocktail a basso-medio contenuto alcolico sono consigliati quelli a base di spumante (Bellini, Kir, Mimosa) e quelli a base di Vermouth (Americano, Bronx, Negroni). Tra i cocktail più alcolici possono rientrare il Gibson, il Gin and It, il Manhattan, il Rob Roy e il Vodka Martini.
Cocktail after dinner
Il momento conclusivo del pasto richiede un cocktail dal sapore ricco e dolce, in grado di stimolare le funzioni digestive. Sono quindi adatti liquori a base di erve (come la menta), di caffè o di frutta secca (come l'amaretto). Per non appesantire eccessivamente lo stomaco, è opportuno evitare la presenza di panna e latte, salvo il caso in cui il cocktail sostituisca il dessert. Alcuni cocktail che rientrano in questa categoria sono: il Black Russian, il Godfather, il Godmother, il Margarita, il Paradise, il Sidecar, lo Stinger e il White Lady.
Cocktail "tutte le ore"
Sono drink non legati al momento del pasto, da bere id pomeriggio o nel tardo dopocena. Non devono essere eccessivamente secchi, ma piuttosto morbidi e suadenti, a gradazione alcolica non troppo elevata. Possono presemtare una leggera componente acidulache li rende dissetanti. Tra i coktail che rientrano in questa categoria occorre citare tutti quelli a base di spumante, l'Alexander, il Bacardi, il Bronx, il Daiquiri e il Paradise.
Cocktail corroboranti
Sono drink consumati principalmente nei mesi freddi, in grado di apportare un supplemento di energia: per questo motivo tra gli ingredienti di base ci sono spesso il tuorlo d'uovo, la panna, le creme di liquore, i vini dolci o liquorosi e lo zucchero. La gradazione alcolica di questi cocktail non è troppo elevata. Talvolta i miscelati vengono serviti caldi: i grog e i punch sono alcuni esempi. Altri cocktail famosi inclusi in questa categoria sono il Brandy Egg Nog, il Bullshot, l'Irish coffee, il Porto Flip, il Pussyfoot e il Parson Special.
Cocktail dissetanti
Tipici dei mesi estivi sono long drink analcolici o a basso contenuto alcolico, generalmente bevuti lontano dai pasti. La quantità media di questi drink è di circa 200 ml. In genere contengono frutta (in pezzi o succo), succo di limone, una bevanda gassata e ghiccio. Tra i cocktail inclusi in questa categoria sono molto apprezzati i Cobbler, i Collins, i Cooler, le Cups e gli Highballs. Tra quelli più richiesti occorre citare il Florida, il John Collins, il Garibaldi, il Gin Fizz, la Piña Colada, il Planter's Punch, lo Screwdriver, il Shirley Temple e il Tequila Sunrise.
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Cocktail nella storia
Il concetto di cocktail è piuttosto recente: i primi esempi veri e propri di bere "miscelato" risalgono infatti all'Ottocento, anche se già gli antichi Romani realizzavano misture di vino e sostanze aromatiche, come miele e anice.
Etimologia di "cocktail"
L'origine del termine "cocktail" non è ben chiara: secondo un'ipotesi la parola (che letteralmente significa "coda di gallo") deriva dal francese "coquetal", bevanda aromatica diffusa nell'Ottocento nei pressi di Bordeaux; un'altra teoria fa derivare questo termine da "coquertier", un tipo di portauovo sul quale veniva emulsionata una bevanda di origine francese, a base di Cognac, amaro di erbe, zucchero e spezie
L'unità alcolica
Una Unità Alcolica (12g di alcol) equivale a un piccolo bicchiere di vino, a una lattina di birra o a una dose di super alcolico (40ml): il nostro organismo impiega più di due ore a smaltirla
Il cocktail proibizionista
Il Bronx, un cocktail a base di Gin, Vermouth e succo d'arancia, venne inventato negli stati uniti all'epoca del proibizionismo; vista la difficoltà a quel tempo di procurarsi alcolici, era in genere preparato con un Gin di qualità scadente: il "bathtub Gin".
Hemingway e i cocktail
È risaputa la passione di Ernest Hemingway per i piaceri della vita. in particolar modo quella per gli alcolici; trasferitosi a Cuba nel 1939, lo scrittore divenne una presenza immancabile nei bar dell'Havana, che frequentava assiduamente per sorseggiare i suoi due cocktail preferiti: il Mojito e il Daiquiri.